Nel pieno dell’estate, quando di solito si dibatte su questioni del tipo ‘mare o montagna?’ oppure ‘pancetta o guanciale nella carbonara?’, è nato in modo inaspettato un dibattito sulla figura di Enrico Fermi. Il 5 agosto sul sito del Corriere della Sera viene pubblicato il primo di una serie di video dedicati alla storia delle armi nucleari curati dal fisico Carlo Rovelli. Il primo video era dedicato al celebre premio Nobel italiano e ha fatto molto discutere.
La presidente dell’associazione nazionale di fisica Angela Bracco ha scritto una lettera di protesta al Corriere della Sera affermando che la figura di Enrico Fermi era stata descritta in modo distorto. La lettera è stata pubblicata sul giornale il 14 agosto con un’ulteriore replica di Carlo Rovelli.
Chi è Carlo Rovelli
Innanzitutto, per chi non lo conoscesse, Carlo Rovelli è un fisico teorico italiano noto in tutto il mondo. Classe ’56, è veronese e ha frequentato il liceo classico Maffei mentre ha studiato fisica a Bologna (corso di laurea) e a Padova (dottorato di ricerca).
Rovelli è considerato uno dei massimi esperti di una teoria conosciuta come “Loop Quantum Gravity” o, in italiano, gravità quantistica a loop, che lui stesso ha contribuito a sviluppare.
Negli ultimi anni Rovelli si è occupato anche di divulgazione scientifica con la pubblicazione di diversi libri.
Analisi del video incriminato
Nel video pubblicato dal Corriere, Carlo Rovelli espone alcuni fatti reali riguardanti Enrico Fermi, tuttavia li espone in modo tale da indurre l’ascoltatore a formarsi un’immagine di lui molto negativa. Nel video sono mescolate informazioni su diversi aspetti della vita di Fermi, da quelli scientifici a quelli “politici” come la sua adesione al partito fascista (qui il link al video: https://www.corriere.it/le-serie-del-corriere/la-bomba-atomica/1934-come-nasce-un-arma-nucleare.shtml).
Il Fermi scienziato
Mantenendo solo la parte che riguarda le scoperte scientifiche le informazioni date da Rovelli sono le seguenti:
Come nasce l’arma nucleare? […] Tutto nasce da un fisico teorico italiano, Enrico Fermi che nel 1934 crede di fare una scoperta sensazionale e crede di aver creato dei nuovi elementi chimici. […] Riceve il premio Nobel per questa scoperta, le motivazioni del premio Nobel sono “Per aver scoperto due nuovi elementi”. […] Non è vero niente, i due nuovi elementi non esistono, la motivazione del Nobel è sbagliata. I ragazzi di via Panisperna e Fermi non hanno fatto quello che credono di fare. […]
[…] gli italiani non hanno fatto della analisi chimiche per vedere che non ci fossero delle sostanze chimiche che prima non c’erano molto più piccole dell’Uranio.
Rovelli si riferisce a degli esperimenti svolti nel 1934 dal gruppo di ricerca capeggiato da Enrico Fermi in cui essi ottennero la fissione dei nuclei di Uranio, cioè la divisione del nucleo in due nuclei più piccoli. Essi non si accorsero di quale fenomeno fisico stesse realmente accadendo e pensarono erroneamente di aver creato degli elementi più pesanti dell’Uranio (invece che più leggeri).
Ci sono tuttavia alcune osservazioni importanti da fare.
Prima di tutto la frase iniziale sembra collegare in modo diretto le armi nucleari con gli esperimenti di Fermi. È vero che dal punto di vista fisico il fenomeno sfruttato nelle bombe è proprio quello che ha realizzato Fermi, ma in quel momento nessuno ancora sospettava che ci fosse questa possibilità, l’interesse del gruppo era puramente scientifico.
Come seconda cosa osserviamo che Rovelli pone subito l’accento sull’errore di Fermi, che ci fu, ma nel video sembra essere usato per ridicolizzarlo. Uno spettatore poco informato sui risultati di Fermi è indotto a pensare che Fermi abbia fatto un’unica scoperta (Rovelli non accenna ad altro), che era sbagliata, e nonostante questo ha vinto il premio Nobel, quasi a farlo sembrare un Forrest Gump della fisica!
Il gruppo di ricerca italiano, con grande pazienza, bombardò con i neutroni 63 diversi elementi chimici e in ciascuno di questi casi fece delle analisi per capire quali elementi erano stati prodotti. Nelle reazioni osservate fino a quel momento gli elementi trovati alla fine dell’esperimento erano poco più leggeri o poco più pesanti di quelli presenti all’inizio.
I fisici italiani fecero delle analisi chimiche per controllare se si erano creati elementi poco più leggeri dell’Uranio, non li trovarono, e conclusero erroneamente che si fossero creati elementi più pesanti. Sembrava effettivamente la conclusione più ovvia e ci vollero 4 anni prima che qualcuno dimostrasse il contrario, e questo accadde poco dopo dell’assegnazione del Nobel a Fermi.
Rovelli cita in modo errato e incompleto la motivazione del premio Nobel che è “Per le sue dimostrazioni dell’esistenza di nuovi elementi radioattivi prodotti da irraggiamento neutronico, e per la scoperta delle reazioni nucleari causate dai neutroni lenti”. La motivazione reale è più generica riguardo agli elementi radioattivi prodotti e fa riferimento anche alla tecnica dell’utilizzo dei neutroni lenti che fu effettivamente una scoperta molto importante.
Il Fermi fascista
Analizziamo ora la parte del filmato che riguarda Fermi e i suoi rapporti con il regime fascista. Rovelli afferma:
Enrico Fermi iscritto al partito fascista, eletto da Mussolini membro dell’Accademia d’Italia, massone della loggia del Grande Oriente riceve il premio Nobel per questa scoperta. […] Fermi chiama i due nuovi elementi Ausonio ed Esperio che sono due antichi nomi dell’Italia per cantare le glorie dell’Italia come faceva Mussolini in quei tempi.
Tutto vero, ma è necessario aggiungere alcune considerazioni importanti. Fermi probabilmente aderì al partito per poter proseguire le sue ricerche e avere fondi per il suo gruppo più che per condivisione delle politiche fasciste. Certo che si allineò al regime invece che contrastarlo, e questo può essere valutato come un atteggiamento opportunistico e che non rientra nel nostro ideale di comportamento, ma l’alternativa sarebbe stata quella di abbandonare le ricerche o di emigrare.
Il regime chiese che uno dei due elementi venisse chiamato “littorio”, cosa che invece non accadde (vedi Wikipedia: Ausenium_and_hesperium). Immagino che il gruppo di Fermi decise dei nomi di compromesso tra quelli proposti dal regime e altri che sarebbero stati più neutrali. Tra l’altro è stata un’usanza piuttosto diffusa quella di intitolare nuovi elementi usando riferimenti geografici (Polonio, Renio, Darmstadtio, Nihonio, Moscovio, Tennesso, Europio, Americio, Californio, e altri!).
E poi c’è l’omissione più notevole da parte di Rovelli: non ha ricordato che la moglie di Fermi era ebrea e che nel 1938, in seguito all’approvazione delle leggi razziali, i due congiugi iniziarono a pensare di andarsene dall’Italia. Quando Fermi seppe dell’assegnazione del premio Nobel, verso la fine dello stesso anno, decise di sfruttare l’occasione. Si recò a Stoccolma per la cerimonia di assegnazione del premio e si trasferì direttamente con la famiglia negli Stati Uniti senza tornare in Italia.
Il comitato sull’utilizzo della bomba
Rovelli afferma:
Il presidente Truman approva la formazione di un comitato per consigliarlo su cosa fare con l’arma nucleare appena costruita. Questo comitato si fa consigliare da un piccolo comitato tecnico composto da quattro scienziati: Oppenheimer, Lawrence, Compton, e Fermi. La raccomandazione è di gettare la prima bomba nucleare su un grosso impianto bellico industriale circondato dalle case degli operai in maniera che muoiano tante persone e di non mandare prima alcun avvertimento. […] Non so in che direzione Enrico Fermi abbia spinto, che io sia al corrente non ha mai manifestato alcun dissenso.
Fermi e gli altri tre scienziati svolsero il ruolo di consulenti per il comitato che doveva consigliare al presidente come usare la bomba. La frase citata da Rovelli è in realtà la conclusione del comitato, e non riflette necessariamente ciò che dissero gli scienziati.
Un report del gruppo degli scienziati spiegava come al loro interno ci fossero posizioni diverse. Alcuni suggerivano di utilizzare la bomba in modo esclusivamente dimostrativo, altri ritenevano che colpire degli obiettivi precisi avrebbe permesso di chiudere più rapidamente la guerra.
Dovendo convergere su una opzione precisa suggerirono un utilizzo militare della bomba, considerando che una semplice dimostrazione non sarebbe bastata per ottenere la resa del Giappone. Non sappiamo quale fosse l’opinione dei vari scienziati nè che tipo di contributo abbia dato Fermi in questa discussione. (vedi Wikipedia: Interim Committee)
Possiamo dire con certezza che Fermi non si sia sbilanciato pubblicamente contro l’utilizzo della bomba, ma non abbiamo nemmeno prove sul fatto che fosse a favore dell’utilizzo descritto da Rovelli.
Conclusioni
Trovo il video di Carlo Rovelli decisamente scorretto nel modo di esporre i fatti. Senza dire falsità evidenti ha usato una serie di elementi in modo che sostenessero al meglio il suo giudizio riguardo ad Enrico Fermi. L’elemento che più dimostra la scarsa correttezza è stato l’omissione di varie informazioni che sarebbero state importanti per dare un quadro più equilibrato.
Non è la sua opinione su Fermi che contesto. Si tratta di un giudizio personale legittimo e possiamo discutere di alcune scelte di Fermi che potevano essere diverse. Ma nel momento in cui si fa divulgazione e si parla a moltissime persone non è corretto sfruttare la situazione per fornire informazioni parziali e portare il pubblico dalla propria parte.
Nella sua replica alla lettera della presidente dell’associazione italiana di fisica Rovelli sembra voler correggere il tiro, elenca molti altri risultati importanti ottenuti da Fermi, parla stavolta dell’esperimento che gli ha valso il Nobel come di un esperimento epocale, lo descrive come disinteressato alla politica che per lui era un mezzo per ottenere finanziamenti per le ricerche.
Forse il problema principale è che facciamo fatica ad accettare che una persona così famosa possa avere delle zone grigie nella propria vita. Tendiamo a incasellare i personaggi storici etichettandoli come positivi o negativi, finendo per esaltarli o per disprezzarli. Anche Rovelli, nel suo giudizio iniziale su Fermi, forse è caduto in questa trappola.
Le persone sono complesse: dietro le grandi scoperte ci sono esseri umani con debolezze, contraddizioni e lati oscuri, proprio come accade a ciascuno di noi.
Studiare la storia e le biografie non dovrebbe servire a emettere verdetti, ma a porci domande: io cosa avrei fatto in quella situazione? Avrei abbandonato le ricerche? Avrei preso la tessera del partito? Sarei scappato all’estero?
Più che dividere il mondo in buoni e cattivi, dovremmo imparare a leggere la complessità: solo così la storia diventa davvero uno strumento di comprensione di noi stessi e della realtà che ci circonda.

